COMING-OUT: pro e contro

COMING-OUT: pro e contro

Dichiararsi o non dichiararsi? Parliamo di coming-out.

Uno dei momenti più difficili della propria vita è l’uscire allo scoperto e dichiararsi per ciò che si è. in parole semplici: fare coming-out.

Il coming-out è il termine usato comunemente per indicare quel momento della propria vita in cui ci si dichiara in quanto gay.
Che ciò avvenga con i genitori, amici, compagni di classe, colleghi di lavoro o col mondo intero, questo non importa, resta sempre uno dei passi più importanti e difficili da compiere.
Nessuno ci obbliga a farlo, ma quante volte avremmo voluto poter condividere ciò che avevamo dentro con qualcuno ma non l’abbiamo fatto per paura di come avrebbero potuto reagire?
Ne abbiamo parlato con Carrie, l’autore del blog “Gay and the City” e dell’omonimo libro.

Ciao Carrie, chi è stata la prima persona a cui hai rivelato di essere gay?
La prima in assoluto è stata una mia amica con cui lavoravo.
Un bel giorno (dopo due settimane di preparativi allo specchio) mi sono avvicinato a lei mentre faceva le parole crociate e, tremante, le ho detto: “Sai c’è una cosa importante che vorrei dirti ma non mi è facile perché non so come tu possa reagire,…”.
Lei, senza nemmeno distogliere lo sguardo dalla Settimana Enigmistica m’interuppe dicendo: “Si lo so, sei gay” ed ha continuato come se nulla fosse a scrivere le soluzioni.
Avrei voluta ucciderla.

E dopo questa esperienza hai continuato o ti sei limitato a pochi intimi?
Io non posso e non voglio nascondere chi sono, certo non vado in giro con striscioni “Sono gay!”, ma la gente deve accettarmi nella mia totalità, non solo parti di me.
Così subito dopo c’è stato quello con mia madre (anche se devo dire che è stata lei a fare outing con me…), poi i compagni di scuola e così via fino all’ultimo dei miei conoscenti.

In che senso è stata tua madre a fare outing?
Mi aveva beccato in bagno, al tempo soffrivo di una forte crisi anoressica, così appena uscito abbiamo parlato e la prima cosa che lei mi ha detto è stata: “Non m’importa se sei gay, l’importante è che tu non diventa anoressico”.
La mia risposta è stata: “Mamma, sono gay e anoressico”.

Da quel momento le cose sono andate meglio?
Meglio? Sono stati i 10 anni più difficili!
Mia madre è di stampo mooooooolto cattolico con una profonda venerazione per la Madonna, già questo è stato il primo ostacolo.
In più aveva sempre disprezzato i gay: se ne vedeva due in televisione in un programma o in un film, la prima cosa che faceva era una smorfia di disgusto, poi correva a cambiare canale.
Gli anni hanno permesso che lentamente capisse e accettasse.
Sapevo che per lei era una sforzo disumano, ma almeno ci provava.
Certo non sono mancate le occasioni in cui mi ha urlato contro che fossi malato, ma sapevo che erano sfoghi del momento.
Una volta mi ha quasi implorato di lasciarle la speranza che un domani mi potessi redimere, mette su famiglia e regalarle un nipotino.
Oggi commentiamo gli uomini per la strada insieme ed ha persino accolto in casa il mio ex Mr Micro, al quale si era affezionata.

C’è stato qualcuno che l’ha presa male?
Pochissimi, o meglio, solo una persona.
Era una mia compagna delle medie, ai tempi eravamo inseparabili ed un giorno andammo a pranzare insieme.
Verso il dolce le rivelai di essere gay e lei all’inizio si è ammutolita, per poi salutarmi frettolosamente dopo il dolce e scappare via.
Non l’ho mai più sentita. Ma non mi importa, se non ti vado bene solo perché sono gay è un problema tuo e della tua ignoranza.

E con gli altri com’è andata?
Dopo i primi tentatvi falliti miseramente in cui tutte le mie congetture per fare un coming-out decente erano sfumate, decisi di rendere i successivi dei veri e propri show.
Creavo situazioni che rasentavamo la candid camera.

Ad esempio?
La cenda dei 10 anni di diploma, ci sono andato col mio fidanzato del tempo.
Quando a turno parlavamo di noi, arrivato il mio momento ho detto che lavoro facevo e che convivevo ormai da 3 anni con il ragazzo al mio fianco che amavo alla follia.
Le ragazze erano tutte sorridenti, i ragazzi un po’ meno.

L’ultimo coming-out quand’è stato?
Due mesi fa con mia zia, abbiamo un legame stupendo, ma non avevo mai trovato la forza di aprirmi con lei, è stato un sollievo riuscire a parlarle liberamente e scoprire che l’aveva capito da un pezzo.
Aspettava solo che fossi io a sentirmi pronto per dirglielo.

Se potessi tornare indietro c’è qualcosa che faresti/non faresti?
Col senno di poi c’è solamente una cosa, non sto parlando di evitare di dirlo a qualcuno, piuttosto l’avrei fatto molto prima, anche se abitavo un un posto veramente difficile per un gay quale un piccolo paesello di montagna.
Il mio è stato solo un modo per rimandare un confronto che sarebbe stato fondamentale, con me stesso e con gli altri.
Una guerra fredda, pronta a scatenarsi ma che tenevo celata fino al momento di dire “basta, così non si può andare avanti”.
Avrei vissuto forse meglio la mia adolescenza, peggio sarebbe stato molto improbabile.

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